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The young hope. 'I giovani da soli nel lockdown hanno trovato risorse impreviste'

The young hope. "I giovani da soli nel lockdown hanno trovato risorse impreviste"

I giovani non hanno subito questa pandemia. Basta descriverli come la generazione con il cellulare in mano sul divano.

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“I giovani non hanno subito questa pandemia. Basta descriverli come la generazione con il cellulare in mano sul divano. Hanno dato uno smacco agli adulti: si sono reinventati, hanno fatto di tutta questa sofferenza un’occasione di crescita. Da un lato, hanno percepito l’assenza di qualcosa che c’era (gli amici, la scuola in presenza etc.), dall’altro, hanno scoperto (o ri-scoperto) qualcosa che prima non c’era. Si sono trovati di fronte ad imprevedibili mancanze, ma anche a impreviste risorse”. Sono queste le parole ad HuffPost di Nicola Ferrigni, sociologo e direttore dell’Osservatorio permanente sui giovani della Link Campus University, che ha condotto uno studio proprio sull’effetto della pandemia sui giovani. I risultati parlano chiaro: nonostante le difficoltà che l’isolamento ha portato con sé, le limitazioni sono state un’occasione per riscoprire l’importanza della libertà e del tempo .

I partecipanti alla ricerca, di età comprese tra i 16 e i 19 anni, sparsi su tutto il territorio nazionale, sono stati intervistati sull’esperienza del lockdown. Promossa la didattica a distanza: il 36% la valuta positivamente, da un lato perché funzionale all’avanzamento dei programmi di studio e della preparazione, dall’altro perché ritenuta una preziosa occasione per riscoprire l’importanza delle tecnologie e del loro servizio alla scuola e alla didattica. Proprio la rete, durante la pandemia, diventa amica della cultura: gli intervistati dicono di aver fatto ricorso ai canali tematici del servizio pubblico radiotelevisivo. Impossibilitato a frequentare concerti, mostre, teatri, ben 1 studente su 3 dichiara di aver usufruito di streaming tv o web di concerti o session live musicali o ancora di letture di romanzi, novelle o poesie, 1 su 5 ha invece assistito a mostre, esposizioni o tour virtuali.

“Cosa ci dicono questi dati? Prima di tutto, che i media sono stati utilizzati in maniera ammirevole dai giovani per arricchire il proprio bagaglio culturale e le proprie competenze - afferma Ferrigni -. L’imperativo del ‘restate a casa’ per loro non si è tradotto in una mancanza di attività, anzi. ‘Non mi fermo, ma mi formo e mi informo’: ecco quello che hanno fatto. Hanno dato uno smacco agli adulti, dimostrando loro di saper utilizzare i social e la rete in maniera consapevole, separandola dalla sfera ludica. Hanno dimostrato di saper accedere e usare la parte buona di Internet”.



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