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Il quasi vaccino ribalta i mercati

Il quasi vaccino ribalta i mercati

Pfizer-BioNTech spezzano gli equilibri: volano petrolio e banche, scendono Amazon e Netflix. E lo spread...

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È il classico effetto domino quello innescato dall’annuncio di Pfizer-BioNTech sui risultati superiori alle attese arrivati dalla sperimentazione del vaccino anti-Covid. Schizza il petrolio, volano le compagnie aeree, salgono le aziende di biotech e, per ragioni meno intuitive ma non meno comprensibili, aumenta il rendimento dei titoli di Stato ma non lo spread. E poi: brutto tonfo per l’e-commerce, aziende di videoconferenze e delle paytv, crolla a Piazza Affari il titolo Diasorin che deve parte del suo fatturato ai test molecolari. La notizia diffusa in mattinata di una risposta positiva superiore al 90% dei test di uno dei dieci vaccini in fase sperimentale avanzata ha prodotto uno tsunami sulle borse mondiali. Come si dice in gergo è stata un “market mover”, smuovendo gli equilibri e alimentando a sua volta una gara tra i competitor di Pfizer-BioNTech sulla scia del rally dei listini. Così dal ministero della Salute di Mosca si affrettano a far sapere che il loro vaccino, lo Sputnik V, ha una “efficacia anche superiore al 90%”. E dagli Stati Uniti l’esperto della task force della Casa Bianca sul coronavirus Anthony Fauci si è premurato di far sapere che anche il vaccino della biotech statunitense Moderna, insieme con i National Institutes of Health, “potrebbe avere risultati simili al Pfizer perché si basa anche sulla tecnologia dell’Rna messaggero”.

Gli investitori hanno festeggiato tirando fuori dalla cella le bottiglie del migliore champagne. “In questo momento ai mercati non interessa quando arriverà il vaccino, ma il fatto che viene fornita una prospettiva, una via d’uscita concreta. E questa prospettiva arriva in un contesto ottimale per molti versi ottimale per i mercati”, spiega all’HuffPost Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte SIM. Le chiusure dei listini europei lo confermano. Milano chiude con +5,4% riportandosi ai livelli pre-lockdown, Parigi con +7,5% sui valori del 5 marzo, Francoforte +4,9% al massimo dal 21 febbraio, Madrid vola dell′8,5%. “Serviva una prospettiva ai mercati per convincerli che si può tornare a investire”, continua Cesarano. E la cartina al tornasole viene fornita dal petrolio, motore dell’economia, che è arrivato a toccare +10% (+9% il Wti dicembre a 40,51 dollari al barile e +8% il Brent gennaio a 42,6 dollari). L’andamento del greggio si è riflesso sui titoli petroliferi. A Piazza Affari, per dire, Eni ha registrato +12,2%, Saipem +12,3%, Tenaris +9,5%.

Chi è andato male è stata invece Diasorin con un brutto tonfo del 16,5%: protagonista da marzo in poi sui test per la diagnosi del Covid-19, è fisiologico che il titolo perda interesse nell’imminenza, vera o presunta, di un vaccino. Il vero vincitore della giornata da record in Borsa è però tutto il comparto bancario, con Bper che guida la classifica con un +14,1%, Unicredit del 13,7%, Intesa +9,2%, Mediobanca su del 7,5%. Perché? Parte dei guadagni lo si deve certamente all’andamento dei rendimenti dei titoli di Stato. Lo spread tra i btp a dieci anni e il bund tedesco ha chiuso sostanzialmente in linea con venerdì a 124, ma il rendimento del buono del Tesoro è aumentato tornando sopra quota 0,75%. Questo perché quando c’è fiducia nella ripresa, gli investitori tendono a lasciare i comparti più difensivi (come le obbligazioni di Stato) e si spostano sull’azionario. Con l’aumento dei rendimenti dei btp salgono anche le quotazioni delle banche italiane che hanno in pancia una quota consistente del debito pubblico, pari a circa il 27%. “C’è un grande switch, un cambio, si passa dai bond all’equity”.

“Il contesto è favorevole”, continua Cesarano. “Abbiamo una Cina che questa volta non si è fermata come avvenuto durante la prima ondata. E poi abbiamo un dialogo costruttivo tra Russia e Arabia Saudita su tagli concordati alla produzione di petrolio per sostenerne il prezzo”. Insomma, c’è la convinzione che quanto avvenuto durante la prima ondata, con il barile scambiato a prezzi negativi (-37 dollari al barile, mai successo nella storia) non si ripeterà. Ma soprattutto, dice Cesarano, ci sono la Fed e la Bce a sostenere l’economia e a fornire tutta la liquidità che serve. “Infine c’è la vittoria di Joe Biden dal quale i mercati si aspettano certamente un atteggiamento meno belligerante e più dialogante nel commercio internazionale”.

Sale il petrolio, sale ovviamente tutto il comparto aereo e del trasporto. Boeing, nel giorno in cui la Commissione Europea ha confermato i dazi a partire da domani, registra comunque lauti guadagni. A Londra Rolls Royce per esempio quale costruttrice di motori per jet segna un aumento superiore al 30%, mentre a Parigi Airbus sale del 18%, superata solo da Vinci (+20%). Air-France KLM guadagna più del 27%. E vanno bene poi a Wall Street American Airlines, Delta Air Lines e United Airlines. Boom anche per i titoli delle società che gestiscono viaggi in crociera, come Carnival Corp. Balzo del 19,8% di Lufthansa alla Borsa di Francoforte e quello di Ryanair ed Easyjet (rispettivamente +13,6% e +35,5% a Londra). A Milano, fuori dal Ftse Mib ma sempre legato al settore trasporti, festeggia Autogrill con un +33,6%, titolo che più ha sofferto durante la pandemia.

La buona notizia sul fronte vaccini ha affossato però quei titoli che avevano tratto i maggiori vantaggi da lockdown e smart working. Le quotazioni di Zoom Video crollano quindi di oltre -16%; vendite anche su altri titoli “stay-at-home”, come vengono chiamati, come Amazon -4%, Netflix -9,13%. L’e-commerce dell’abbigliamento di Zalando perde il 9,5%. A mercati non ancora chiusi a sorridere sono, ovviamente, le azioni di Pfizer +7,06% a 38,97 dollari, mentre quelle di Biontech, quotate sul Nasdaq, balzano del 15,86% a 106,60 dollari. E questo lunedì di pura euforia per molti e di grandi amarezze per altri è solo l’antipasto di quello che può accadere sulle borse mondiali quando il primo vaccino sarà registrato.

Fonte: huffingtonpost.it


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