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Con il Covid più plastica nel carrello: “I consumatori preferiscono acquistare i prodotti confezionati”. Così i supermercati hanno smesso di ridurre gli imballaggi

Con il Covid più plastica nel carrello: “I consumatori preferiscono acquistare i prodotti confezionati”. Così i supermercati hanno smesso di ridurre gli imballaggi

Spesa e covid

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Da un lato le campagne pubblicitarie “green” e i bilanci di sostenibilità delle grandi catene della grande distribuzione organizzata con pagine dedicate alle iniziative per ridurre l’utilizzo della plastica vergine, dall’altro l’evidenza su banconi e scaffali. Che continuano a riempirsi ogni giorno di imballaggi, ingombranti, inquinanti (nonostante tutto) e non sempre necessari. L’emergenza sanitaria legata al Covid ha peggiorato il quadro, confondendo i consumatori sulla presunta maggiore sicurezza delle confezioni in plastica rispetto allo sfuso. Per quanto riguarda l’offerta, basta guardare il carrello e il proprio sacco per la raccolta della plastica che si riempie sempre più velocemente. La grande distribuzione utilizza sempre di più materiali riciclabili, ma continua a produrre ogni giorno tonnellate di rifiuti plastici (e non). Iniziano a spuntare iniziative che mirano al cuore del problema, ossia la riduzione effettiva degli imballaggi, ma riguardano ancora poche realtà.

Esselunga fa sapere a ilfattoquotidiano.it che “causa della crisi pandemica da Covid 19 si è assistito a un maggior interesse del consumatore verso il confezionato a discapito dello sfuso” perché “offre comodità, velocità di acquisto, conservabilità e rassicurazione”. Anche per Carrefour, l’emergenza ha avuto un forte impatto sui consumi degli italiani. “Abbiamo notato – scrivono – come i consumatori si siano orientati, nell’ortofrutta, verso prodotti preconfezionati, prediligendoli rispetto ai prodotti sfusi. I prodotti confezionati, infatti, sono stati percepiti dai clienti come più sicuri, tanto che se prima si stimava intorno al 40-45% il consumo di prodotti preconfezionati rispetto allo sfuso, con il Covid-19 si è arrivati al 60%”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it


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